Firenze Vintage Bit 2019 pt.1

Edizione 2019 a tema lunare (pretestuoso) in cui si è andati volentieri fuori tema. Ho riscoperto e imparato molte cose, rivelato aspetti tecnici e umani. Per questo posso solo ringraziare chi organizza il VintageBit e gli espositori; è mia opinione che chi lo frequanta trovi un ambiente confortevole per la nostalgia ed al contempo stimolante per la passione che si respira mentre il collezionista di turno fa quello che gli riesce meglio, raccontare una storia. Che poi sia la storia di un pezzo di silicio, di una idea, di un periodo storico, di una passione personale o di tutte le suddette, poco importa.

L’ anno della serie Commodore 264

Con un istrione come Luca^FIRE, prolifico musicista/coder/grafico/webmaster/evangelista, anche presso Plus4world.com, sarebbe impossibile non innamorarsi dei Calimeri di Commodore.

Ho potuto provare CarTed, CarRacingTechDemo, un clone di Lotus pigiato a forza nei 64k di una macchina che non ha nemmeno gli sprite hardware. Non che questo abbia in qualche modo dissuaso il team tedesco-ungherese dall’ implementare due tracciati con tanto di tunnel e saliscendi, con grafica coloratissima e musica in-game. Purtroppo, al momento, il progetto è stato congelato. Rimanendo in tema videogames, ho potuto provare una versione semi-definitiva del rompicapo 2048 che esiste ubiquamente su altro hardware. Carina l’aggiunta delle “medaglie”, immutata la dipendenza che crea. Alla release manca solo la musica di Luca. Ho potuto anche giocare ad Alpharay, per la prima volta su hardware reale, miracolo del TED e dell’ ingegno e della “cazzimma” umani nel volersi cimentare nuovamente in un genere di gioco praticamente inesplorato sulla piattaforma a causa dei suoi limiti tecnici. Ma per giocare ad uno shoot-em-up ci vuole un joystick di sostanza ed ognuno ha il suo controller di elezione. C’è chi ama il CompetitionPro, chi predilige lo Speedking, chi non rinuncerebbe mai al Tac-II o al Navigator. Una cosa ci accomuna, oltre le nostre divergenze di opinione, i nostri credo; la naturale inclinazione a diffidare di un joystick fatto a forma di granata e di percularne i possessori. Shock culturale. L’ impugnatura è confortevole e rimane salda anche senza superficie di appoggio, il pulsante di fuoco “a strizzare” abbastanza comodo con la grande superficie di attuazione del microswitch, la leva direzionale è fluida, precisa e giustamente corta per un’ impugnatura tra pollice ed indice ma usando il solo pollice si riesce a controllare il tutto con una sola mano. In 10 minuti sono passato dalle schiere dei detrattori a quella dei dottor Stranamore che si sono innamorati della bomba.

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